Quando la sofferenza è vista chiaramente, appare la strada verso la felicità
Nel Buddismo, la sofferenza viene esaminata in molte forme. C'è la sofferenza del dolore, la sofferenza delle formazioni e la sofferenza del cambiamento; nella nostra vita c’è sofferenza che è difficile evitare.
Tra queste, la sofferenza del corpo e della mente è qualcosa che tutti incontriamo facilmente. Il corpo non può sempre mantenersi in salute; potrebbe ammalarsi o ferirsi. Anche la mente è scossa dalla tristezza, dalla rabbia, dall’antipatia e dalle cose che non vanno come vorremmo.
Quando si manifesta la sofferenza, ciò che conta non è semplicemente provare una vaga antipatia per essa o semplicemente cercare di evitarla. Per prima cosa dobbiamo conoscere adeguatamente la sofferenza e poi esaminare le cause di quella sofferenza.
Un insegnamento centrale del Buddismo è conoscere la sofferenza, conoscerne la causa, sapere che esiste una risoluzione e praticare direttamente il percorso della risoluzione. Anche i problemi della vita quotidiana diventano più chiari se visti in questo ordine.
Se oggi appare un disagio nel corpo o nella mente, osservalo attentamente, trova la sua causa e prova un piccolo atto di risoluzione. La felicità si avvicina quando la comprensione non si ferma come comprensione, ma prosegue nella giusta azione.
La sofferenza del corpo e della mente arriva a tutti. Quando il corpo è malato o ferito, o quando la mente è triste, arrabbiata o non riesce ad avere le cose come desidera, proviamo sofferenza. In quel momento, non limitarti a evitare la sofferenza: riconosci ciò che fa male, esamina la causa, trova un modo per risolverla e praticalo direttamente. Così la sofferenza diminuisce e la felicità si avvicina.